Laboratorio di ceramica
Il laboratorio di ceramica, attivo presso il carcere femminile di Rebibbia, è uno spazio di espressione e relazione. Attraverso il lavoro manuale e creativo, le detenute riscoprono sé stesse e rafforzano l’autostima, creando un ponte simbolico con la casa, con la cura e con il gesto del fare.
Il progetto
Attivo dal 2022 all’interno della Casa Circondariale di Rebibbia Femminile, il laboratorio di ceramica è diventato uno spazio riconosciuto e molto partecipato, capace di offrire continuità, ascolto e relazione.
Le donne detenute vi sperimentano tecniche artigianali come foggiatura, modellazione, decorazione e smaltatura. In un ambiente che favorisce la concentrazione e il rispetto reciproco, ogni manufatto prende forma grazie a gesti lenti e precisi.
Guidate da una ceramista professionista e volontari esperti, le partecipanti apprendono un sapere concreto e accessibile, costruendo oggetti unici e duraturi.
Lo spazio si trasforma in un contesto protetto e stimolante, dove la creatività si intreccia al desiderio di riscatto e il lavoro delle mani diventa occasione di relazione, silenzio e libertà. I manufatti creati nel laboratorio vengono valorizzati mediante eventi esterni favorendo iniziative di dialogo con la comunità e offrendo opportunità concrete di integrazione tra “dentro” e “fuori”.
Galleria immagini
Luogo

Gli obiettivi
Il laboratorio nasce con l’intento di restituire centralità e fiducia alle detenute, offrendo uno spazio in cui sentirsi valorizzate e protagoniste. Attraverso la pratica manuale, si favoriscono la riscoperta delle proprie capacità, l’acquisizione di competenze tecniche e relazionali e il rafforzamento dell’autostima.
Il progetto mira a costruire un’esperienza di relazione positiva e duratura, che possa continuare anche oltre il tempo della pena. I manufatti diventano simboli tangibili di questo percorso di trasformazione, capaci di creare ponti con la vita esterna e di stimolare il dialogo con la comunità.
Operatrice
Giulia Fea
Ceramista
Conduce i laboratori di ceramica presso il carcere femminile di Rebibbia, dove unisce competenze artistiche e relazionali per promuovere percorsi di espressione, fiducia e reintegrazione sociale.
Formatasi alla più antica scuola di ceramica di Roma: la Scuola d’Arte Educatrice e con una lunga esperienza nella comunicazione di progetti sociali e culturali, lavora da anni nel mondo del terzo settore con un approccio empatico, creativo e orientato al cambiamento.
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