Laboratorio di scrittura “Fuori la voce”

“Fuori la voce” è un laboratorio di scrittura creativa attivo in diversi istituti penitenziari del Lazio, nato per offrire alle persone detenute uno spazio di espressione profonda e autentica attraverso la scrittura.

Laboratorio di scrittura “Fuori la voce”

Il progetto

Condotto dallo scrittore Valerio Callieri, in passato il laboratorio si è svolto nel reparto di alta sicurezza della Casa Circondariale di Rebibbia femminile, nel reparto transgender del Nuovo Complesso e nella sezione di alta sicurezza della Casa Circondariale di Civitavecchia.

Scrivere, in carcere, è un gesto potente: significa uscire da sé stessi per guardarsi con onestà, rielaborare la propria storia e provare a restituirla agli altri. 

Il percorso è pensato come uno scambio fertile e collettivo, in cui la narrazione individuale si intreccia a quella altrui. Le storie nate durante il laboratorio potranno confluire in una pubblicazione corale, dando voce – letteralmente – a chi troppo spesso resta invisibile.

Dall'esperienza dello scrittore è nato un romanzo: AS3.

Galleria immagini

Luogo

Civitavecchia

Gli obiettivi

Il laboratorio intende favorire l’espressione personale e l’ascolto reciproco, stimolare la riflessione su di sé e sugli altri, e rafforzare strumenti di comunicazione, empatia e consapevolezza. Attraverso la scrittura, offre un'occasione di riscatto simbolico, restituendo dignità e presenza a chi partecipa.

Operatori

Valerio Callieri

Valerio Callieri

Scrittore e formatore

Valerio Callieri è scrittore e formatore che conduce il laboratorio di scrittura creativa "Fuori la voce" all’interno di istituti penitenziari. Tra i suoi riconoscimenti, è vincitore del Premio Italo Calvino per il romanzo d’esordio Teorema dell’incompletezza, pubblicato da Feltrinelli nel 2017. 

Nel suo lavoro come formatore, propone la scrittura come strumento di liberazione interiore, un canale per dare voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Grazie al suo approccio empatico e narrativo, Valerio accompagna i partecipanti verso una riscoperta della propria dimensione emotiva, trasformando la penna in ponte verso l’ascolto, la consapevolezza e la dignità.

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